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Il registro delle manutenzioni non è un modulo da compilare, è la prova che il controllo è stato fatto.

Il D.Lgs 81/2008 non impone un modello di registro: l'articolo 71 comma 9 chiede che i risultati dei controlli siano riportati per iscritto e che almeno quelli degli ultimi tre anni restino conservati e a disposizione degli organi di vigilanza. Tutto il resto — scheda macchina, piano di manutenzione, storico degli interventi — serve a rendere quel «per iscritto» qualcosa che si trova davvero il giorno in cui viene chiesto. Qui c'è cosa scrivere per ogni riga, da dove nasce il piano di ogni macchina e la differenza fra il controllo che fai tu e la verifica che tocca a un ente terzo.

esiti per iscritto (art. 71 c. 9)almeno gli ultimi 3 anninessun modello obbligatorio
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Cosa chiede la legge: gli esiti per iscritto, non un modulo

La norma che conta è l'articolo 71 comma 9 del D.Lgs 81/2008: i risultati dei controlli previsti dal comma 8 «devono essere riportati per iscritto» e, almeno quelli relativi agli ultimi tre anni, vanno conservati e tenuti a disposizione degli organi di vigilanza. È tutto qui: nessun modello ministeriale, nessun libro vidimato, nessun formato imposto. Quello che deve esistere è la traccia scritta di cosa è stato controllato, quando, con che esito e da chi.

Il decreto la parola «registro» la usa una volta sola, all'articolo 71 comma 4 lettera b), dove chiede la tenuta e l'aggiornamento del registro di controllo delle attrezzature di lavoro «per cui lo stesso è previsto» — cioè per quelle a cui una disposizione specifica lo impone, non per ogni macchina dell'officina. Per tutte le altre l'obbligo resta quello del comma 9, che è più leggero nella forma e più esigente nella sostanza: non serve un modulo, serve che gli esiti ci siano e si trovino.

Da qui discende la libertà sul formato. Un quaderno con una pagina per macchina, un raccoglitore di rapportini, un foglio di calcolo o un registro digitale valgono allo stesso modo, purché ogni riga sia riferibile a una macchina identificata e a una persona, e purché l'allegato che la sostiene — il rapportino del tecnico, la fattura, il verbale — sia ritrovabile. Le violazioni degli obblighi dell'articolo 71 sono sanzionate dall'articolo 87 dello stesso decreto.

Cosa deve esserci in ogni riga

Un registro incompleto non è un registro più snello: è un registro che il giorno del controllo non dimostra niente. Queste sono le sette informazioni che una riga deve portare, qualunque sia il supporto.

  • La data dell'intervento, non il mese: «primavera 2026» non dice se era prima o dopo il guasto
  • La macchina identificata in modo univoco — marca, modello, matricola — non «il compressore grande»
  • Che attività è: manutenzione da manuale, controllo periodico, controllo straordinario dopo un guasto o una riparazione
  • L'esito: positivo, positivo con prescrizioni o negativo — e, se ci sono prescrizioni, la data in cui sono state chiuse
  • Chi lo ha eseguito: nome della persona o ragione sociale della ditta, e chi ha scritto la riga
  • Il documento che lo prova, allegato alla riga: rapportino del tecnico, verbale, fattura, foto del contaore
  • La prossima scadenza e la regola da cui nasce: mesi dall'ultimo intervento, ore di funzionamento, o quello che arriva prima

Manutenzione, controllo interno e verifica di legge non sono la stessa cosa

Sono tre attività distinte, con fonti diverse, esecutori diversi e documenti diversi. Confonderle è il motivo per cui in molte officine si fa più del necessario su una macchina e meno del dovuto su un'altra.

AttivitàDa dove nasceChi la esegueCosa resta scritto
ManutenzioneIstruzioni del fabbricante e libretto di manutenzione (art. 71 comma 4)Manutentore interno o ditta esternaRapportino o fattura, allegati alla riga del registro
Controllo iniziale e dopo ogni montaggioArt. 71 comma 8 lettera a), se la sicurezza dipende dall'installazionePersona competente incaricata dal datore di lavoroEsito per iscritto, prima della messa in esercizio
Controllo periodico e straordinarioArt. 71 comma 8 lettera b): frequenze dal fabbricante o dalle norme di buona tecnicaPersona competente incaricata dal datore di lavoroEsito per iscritto, conservato almeno tre anni (comma 9)
Verifica periodicaArt. 71 comma 11 e Allegato VII, solo per le attrezzature elencateINAIL per la prima, poi ASL/ARPA o soggetto abilitatoVerbale dell'ente, conservato insieme alla scheda della macchina

Solo l'ultima riga ha una cadenza fissata dalla legge, e solo per le attrezzature elencate nell'Allegato VII: piattaforme di lavoro elevabili, gru, apparecchi di sollevamento oltre i 200 kg, attrezzature a pressione e le altre famiglie che l'Allegato indica una per una. Per tutte le altre macchine la frequenza la danno il manuale del fabbricante e le norme di buona tecnica. L'unico numero che il decreto fissa per i controlli del datore di lavoro sta nell'Allegato VI punto 3.1.2: funi e catene degli apparecchi di sollevamento, ogni tre mesi in mancanza di una specifica indicazione del fabbricante.

Il registro prova quello che hai fatto, non quello che avevi in programma

L'errore più comune è tenere un foglio con le date delle prossime manutenzioni e nient'altro: il giorno del controllo quello che serve è l'esito degli interventi già eseguiti, con data e nome di chi li ha fatti. Il secondo è cercare il «registro obbligatorio» da comprare, convinti che ne esista un modello ufficiale: l'articolo 71 comma 9 chiede risultati per iscritto e disponibili, non un modulo prestampato. Il terzo è il più silenzioso: riscrivere sopra la data dell'ultimo intervento invece di aggiungere una riga. Così sparisce lo storico, che è esattamente la parte che la norma chiede di conservare.

La scheda macchina: quello che rende il registro riferibile a qualcosa

La scheda macchina non è un adempimento: è la condizione perché le righe del registro vogliano dire qualcosa. Senza un'identificazione univoca — marca, modello, numero di matricola o di serie, anno di costruzione — «controllato il tornio» non è riferibile a un oggetto preciso, e in un reparto con tre macchine simili non è riferibile a niente. Alla scheda servono anche la collocazione (sede, reparto, linea) e il nome di chi risponde di quella macchina: sono le due informazioni che il registro cartaceo perde per prime.

Sulla scheda vivono poi i documenti che accompagnano la macchina per tutta la sua vita: la dichiarazione CE di conformità rilasciata dal fabbricante, il manuale di uso e manutenzione in italiano, la fattura o il contratto d'acquisto, gli eventuali verbali delle verifiche periodiche e i rapportini degli interventi. La marcatura CE delle macchine nuove nasce dalla direttiva 2006/42/CE, recepita in Italia con il D.Lgs 17/2010; dal 20 gennaio 2027 si applicherà il Regolamento (UE) 2023/1230, che la sostituisce.

Le macchine più vecchie, messe a disposizione dei lavoratori prima del recepimento della direttiva macchine, la marcatura CE non ce l'hanno: l'articolo 70 comma 2 le rimanda ai requisiti generali di sicurezza dell'Allegato V. Anche per loro il piano di manutenzione esiste, solo che non arriva da un manuale recente: si ricostruisce con le indicazioni del fabbricante che si riescono a recuperare — molti costruttori li rendono scaricabili dal numero di matricola — e, in mancanza, con le norme di buona tecnica e il parere di chi la macchina la conosce.

Il piano di manutenzione nasce dal manuale, non da una cadenza generica

Prendi un compressore a vite e un ponte sollevatore, le due macchine che quasi ogni officina ha. Il loro piano non è «una volta l'anno»: il manuale distingue interventi diversi, con unità di misura diverse — lo scarico della condensa a ogni turno, il tagliando a ore di funzionamento, la verifica di funi, catene e arresti alla frequenza che il fabbricante indica. Sono questi i quattro livelli che finiscono nel registro.

  1. 01

    Controlli prima dell'uso

    a ogni turno o ogni giorno, se il manuale li prevede

    chi usa la macchina

  2. 02

    Manutenzione a ore di funzionamento

    alle ore indicate dal manuale, lette sul contaore

    manutentore interno o ditta esterna

  3. 03

    Manutenzione a calendario

    ai mesi indicati dal manuale, anche se la macchina ha lavorato poco

    manutentore interno o ditta esterna

  4. 04

    Controllo dei dispositivi di sicurezza

    alla frequenza indicata dal fabbricante

    persona competente incaricata dal datore di lavoro

Nessuna di queste cadenze è fissata da una legge italiana: vengono dal manuale del fabbricante, che l'articolo 71 comma 4 pone a fondamento della manutenzione e che l'articolo 71 comma 8 lettera b) assume come frequenza dei controlli periodici. Prima di scrivere un numero nel tuo piano prendi il manuale di quella macchina: due compressori della stessa potenza possono avere tagliandi diversi, e olio e guarnizioni invecchiano anche a macchina ferma.

Quanto si conserva e cosa serve mostrare

Tre anni è il minimo, non il tetto: l'articolo 71 comma 9 parla di «almeno» gli ultimi tre anni. Nella prassi lo storico si tiene per tutta la vita della macchina, e non per zelo: è l'unico modo di dimostrare cosa è stato fatto quando un guasto si ripete, quando la macchina viene venduta o ceduta a un'altra sede, o quando dopo un infortunio qualcuno chiede la storia degli interventi su quell'attrezzatura. I verbali delle verifiche periodiche di legge seguono la macchina insieme al suo libretto.

C'è poi un obbligo che riguarda le macchine che escono dalla sede — attrezzature portate in cantiere, mezzi noleggiati, macchine spostate fra unità produttive. L'articolo 71 comma 10 chiede che siano accompagnate da idonea documentazione attestante l'esecuzione dell'ultimo controllo con esito positivo: non tutto il registro, ma il documento dell'ultimo controllo, che deve viaggiare con l'attrezzatura.

Il giorno della visita ispettiva quello che conta è che quattro cose si trovino insieme e per la stessa macchina: l'elenco delle attrezzature, il piano di manutenzione con la fonte da cui nasce, lo storico degli interventi con gli esiti e gli allegati, e i verbali delle verifiche di legge dove sono previste. Non serve un archivio perfetto; serve che, partendo dalla matricola letta sulla targhetta, si arrivi a tutto il resto senza cercare in tre cassetti diversi.

Tre documenti diversi che si chiamano quasi tutti «registro»

Il registro dei controlli delle attrezzature nasce dall'articolo 71 del D.Lgs 81/2008 e riguarda macchine e attrezzature di lavoro. Il registro dei controlli antincendio nasce dal DM 1 settembre 2021 e riguarda estintori, porte tagliafuoco, idranti e gli altri presidi. Il verbale della verifica periodica dell'Allegato VII è un documento dell'ente che l'ha eseguita e vive insieme al libretto della macchina. Non si sostituiscono a vicenda: in un'officina servono tutti e tre, e non è detto che li chieda la stessa persona nello stesso giorno.

Questa guida è materiale informativo: non sostituisce le norme citate, il manuale del fabbricante o il parere di un tecnico qualificato. ToriSet organizza scadenze e documenti, non certifica la conformità.

Excel, cartellino o registro

Lo stesso registro, tenuto in due modi diversi.

Quello che l'articolo 71 chiede — esiti per iscritto, riferibili a una macchina, reperibili per almeno tre anni — si ottiene con un foglio di calcolo come con un registro pensato per questo. Cambia cosa resta quando l'intervento è finito.

Come si fa di solito

Il libretto di uso e manutenzione nel cassetto dell'ufficio, e la fotocopia che nessuno trova

Con ToriSet

Il PDF del manuale allegato alla scheda della macchina, con marca, modello, matricola e sede

Come si fa di solito

Una data per macchina su un foglio, riscritta sopra a ogni intervento

Con ToriSet

Lo storico intero: ogni intervento con data, esito, chi lo ha fatto e il rapportino allegato

Come si fa di solito

La prossima scadenza la ricalcoli tu, a mesi o guardando il contaore

Con ToriSet

La calcola ToriSet dall'ultimo intervento: a mesi, a ore di utilizzo o quello che arriva prima

Come si fa di solito

Il promemoria è un post-it sul quadro o la memoria del capofficina

Con ToriSet

Un'email 30, 14, 7 e 1 giorno prima, a te e a chi deve fare l'intervento

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Domande frequenti

Quello che ci chiedono di più.

Il registro di manutenzione dei macchinari è obbligatorio?

Quello che è obbligatorio è mettere per iscritto i risultati dei controlli: il D.Lgs 81/2008, articolo 71 comma 9, chiede che siano riportati per iscritto e che almeno quelli degli ultimi tre anni siano conservati e tenuti a disposizione degli organi di vigilanza. Un «registro di controllo» in senso stretto il decreto lo nomina all'articolo 71 comma 4 lettera b), ma solo per le attrezzature per cui è previsto da una disposizione specifica. In pratica: per ogni macchina serve una traccia scritta degli interventi, e il formato lo scegli tu.

Cosa deve contenere il registro dei controlli delle attrezzature?

Per ogni intervento: la data, la macchina identificata con marca, modello e matricola, il tipo di attività — manutenzione da manuale, controllo periodico, controllo straordinario — l'esito, chi lo ha eseguito e il documento che lo prova (rapportino, verbale, fattura). Accanto serve la prossima scadenza con la regola da cui nasce: mesi dall'ultimo intervento, ore di funzionamento, o quello che arriva prima. La legge non impone un modulo: impone che queste informazioni esistano per iscritto e si trovino quando vengono chieste.

Per quanto tempo va conservato il registro delle manutenzioni?

L'articolo 71 comma 9 fissa il minimo: almeno i risultati degli ultimi tre anni, conservati e tenuti a disposizione degli organi di vigilanza. È un minimo, non un limite. Nella prassi lo storico si tiene per tutta la vita della macchina, perché è l'unico modo di ricostruire cosa è stato fatto quando un guasto si ripete, quando la macchina viene venduta o dopo un infortunio. I verbali delle verifiche periodiche di legge restano insieme al libretto dell'attrezzatura.

Il registro può essere in Excel, o deve essere cartaceo?

La norma chiede che i risultati dei controlli siano riportati per iscritto e tenuti a disposizione degli organi di vigilanza, senza dire su quale supporto: cartaceo, foglio di calcolo e registro digitale valgono allo stesso modo. Quello che conta è che le informazioni ci siano tutte, che ogni riga sia riferibile a una macchina identificata e a una persona e che gli allegati si trovino. La differenza pratica sta nello storico: su un foglio la data dell'ultimo intervento di solito si riscrive sopra, e così sparisce proprio la parte che va conservata.

Che differenza c'è fra il controllo che faccio io e la verifica periodica?

Il controllo periodico è del datore di lavoro (articolo 71 comma 8): la frequenza la danno le indicazioni del fabbricante o le norme di buona tecnica, lo esegue una persona competente — interna o esterna — e l'esito resta per iscritto nel tuo registro. La verifica periodica (articolo 71 comma 11) riguarda solo le attrezzature elencate nell'Allegato VII, ha la cadenza fissata dall'Allegato stesso, la esegue l'INAIL la prima volta e poi l'ASL o l'ARPA o un soggetto abilitato, ed è a spese del datore di lavoro. Produce un verbale dell'ente: un documento diverso dal registro, che il registro richiama.

ToriSet tiene il registro delle macchine al posto mio?

ToriSet ti aiuta a tenerlo: ogni macchina ha la sua scheda con matricola, sede, foto, manuale e documenti allegati; ogni intervento resta nello storico con data, esito, nome di chi lo ha fatto e rapportino in allegato; la prossima scadenza si calcola dall'ultimo intervento — a mesi, a ore di utilizzo o quello che arriva prima — e il promemoria arriva per email 30, 14, 7 e 1 giorno prima a chi deve intervenire. I controlli e le verifiche restano di chi li esegue, e il registro previsto dall'articolo 71 resta l'adempimento del datore di lavoro.

Con ToriSet

Tre anni di esiti, macchina per macchina.

Su un foglio la riga si riscrive sopra e lo storico sparisce. Tieni ogni macchina in una scheda con il suo manuale, il suo piano e i suoi rapportini: le scadenze si calcolano dall'ultimo intervento e i promemoria arrivano a chi deve intervenire.

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